
Sono d'accordo con Paolo Granzotto che lo scrive sul il Giornale. Torniamo alle marcature ad uomo di una volta, ai calciatori in cui il massimo della pettinatura era una passata con le forbici ai baffi ed ai peli del naso, e chi, dopo la doccia, osava darsi un po di Denim Mask veniva guardato con sospetto e non gli si dava più le spalle!
Purtroppo però il titolo "Per evitare il disastro la scuola torni a Gentile" non si riferisce al Claudio Gentile, ma a Giovanni Gentile.
Wikipedia: "Nel 1923 Gentile si iscrive al partito fascista con l'intento di fornire un programma ideologico e culturale. Nel 1925 pubblica il Manifesto degli intellettuali fascisti, in cui vede il fascismo come un possibile motore della rigenerazione morale e religiosa degli italiani e tenta di collegarlo direttamente al Risorgimento.
L'educazione deve essere intesa come un divenire dello spirito stesso che realizza così la propria autonomia. L'insegnamento è teoria in atto, in cui non si possono fissare le fasi o prescrivere il metodo: «il metodo è il maestro», il quale non deve attenersi ad alcun didattica programmata ma affrontare questo compito sulla scorta delle proprie risorse interiori. Programmare la didattica sarebbe come cristallizzare il fuoco creatore e diveniente dello spirito che è alla base dell'educazione. Al maestro è richiesta una vasta cultura e null'altro, il metodo verrà da sé, perché il metodo risiede nella stessa cultura nel suo processo infinito di creazione e ricreazione.
Il dualismo scolaro e maestro deve risolversi in unità attraverso la comune partecipazione alla vita dello spirito che tramite la cultura muove l'educatore verso l'educando e lo riassorbe nell'universitalità dell'atto spirituale. «il maestro è il sacerdote, l'interprete, il ministro dell'essere divino, dello "spirito"».
Il maestro incarna lo spirito stesso, l'allievo deve allora subordinarsi all'ascolto del maestro proprio per diventare anche lui spirito, per farsi libero ed autonomo, dopo essersi sottomesso, ed arrivare ad autoeducarsi, facendo del tutto propri i grandi contenuti impostigli.
Questi concetti ispirano la riforma scolastica del 1923 attuata da Gentile in veste di ministro della pubblica istruzione.
Questo era Giovanni Gentile. Da Granzotto vorrei prendere un altro spunto: se è vero che "il numero dei «quindicenni italiani che faticano a comprendere le pagine scritte è aumentato del 39 per cento in sei anni, e oggi sfiora il 26,4 per cento", mentre dati PISA e OCSE alla mano il ministro Gelmini per prima dice che la nostra scuola primaria funziona benissimo, c'è qualcosa che non va.
Come sanno le persone con cui ho parlato di questi argomenti secondo me il problema sta nel tipo di prove a test, in cui basta mettere crocette o dare risposte secche. Per ragazzi con problemi di lettura è più facile origliare il foglio del vicino o sparare a caso, che comprendere quello che viene chiesto. Guarda caso anche in matematica le difficoltà maggiori non si hanno nel fare calcoli, ma nel risolvere i problemi.
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