sabato 31 gennaio 2009

Ponte sullo stretto


Trovo spesso link che mi portano al blog Camillo. Alcuni giorni fa esplorandolo ho trovato il seguente articolo:

Il grande Giuseppe Cruciani ha scritto per Rizzoli "Questo ponte s'ha da fare – Lo stretto di Messina e le opere incompiute che bloccano l'Italia", convincente fin dalla prima riga: "Non esiste un motivo valido per dire no al ponte sullo stretto di Messina".
Parla del ponte, ma è un trattato culturale sulle ragioni dell'arretratezza dell'Italia.


Camillo è il blog di Christian Rocca, giornalista de il Foglio. Mi lascia interdetto il "trattato sull'arretratezza culturale dell'Italia", basato al no al ponte di Messina.
Io da modesto geologo, ne so uno che già ormai anni fa, quando studiavo, mi è stato detto chiaramente: LA TETTONICA A PLACCHE, la Calabria e la Sicilia si muovono reciprocamente, ed un ponte non può essere elastico.
Trovo su meteoweb:

Come cambiò lo stretto dopo il devastante sisma del 28 Dicembre 1908 ?

Durante il violento terremoto le coste della Sicilia e della Calabria, improvissamente libere di muoversi, si allontanarono di colpo di 70 centimetri.

Contemporaneamente , grazie a una ricerca condotta dall’istituto geografico militare italiano nel 1909, si scropri che la costa calabrese sprofondò di 55 centimetri rispetto al livello del mare, mentre quella siciliana arrivò a meno 75 centimetri.

Studi successivi evidenziarono come la notevole "Subsidenza", ossia lo sprofondamento del suolo, sia interpretabile per mezzo di una faglia normale o un sistema a doppia faglia che scorre parallelo all’asse dello stretto.



Inoltre la Sigea (Società italiana di geologia ambientale) presentò delle osservazioni sulla valutazione di impatto ambientale del Ponte, fra cui:
L’indagine geologica appare generica soprattutto in quanto non sembra esservi stato messo in evidenza il rapporto tra la situazione rilevabile in superficie e la geodinamica profonda conseguente allo “scontro” di placche tettoniche diverse. Fenomeno invece della massima importanza in quanto ha determinato la presenza in zona di innumerevoli faglie attive i cui effetti influenzano certamente le caratteristiche geomorfologiche e gli aspetti geomeccanici ed idrogeologici dell’intera area d’interesse.

Ovvero La VIA non ha tenuto conto della tettonica a placche e non ha inserito i dati del movimento fra Calabria e Sicilia.

martedì 20 gennaio 2009

Sono offeso.


Mi sento personalmente offeso, e ferito in ciò che credo!

Grande Bisanzio.

mercoledì 14 gennaio 2009

La grande guerra


Pulendo la cantina ho ritrovato questa foto che credevo persa oramai da anni. Qualche settimana fa ho sentito dire che era morto l'ultimo reduce italiano della grande guerra, ed è stata una grande sorpresa ritrovare questa foto in cui mio nonno Oreste Bianciardi detto Spago, è ritratto il giorno dell'armistizio. Un suo commilitone fa con le mani il segno 4 per confermare che la foto è stata scattata il 4 Novembre 1918 (chissà poi se è vero!). Chiaramente per loro era la fine di un incubo.
Io sono abbastanza vecchio per aver parlato con questa gente, per aver sentito il gelo, la pena e la rabbia che uscivano dalle loro parole ma anche dai loro gesti: mi ricordo la sua ritrosia nell'accompagnare mia nonna al cimitero in quanto lui aveva camminato già troppo sopra i morti, il ricordo del compagno che mentre arrivavano per la prima volta in prima linea si raccomandava alla madonnina, che non ce lo fece arrivare alle trincee in quanto una cannonata lo centrò nel cammino. Mi ricordo anche il rifiuto di seguire fin dall'inizio la passeggiata storica del Palio perché avrebbe visto quei carabinieri in alta uniforme che gli ricordavano quei ragazzi come lui, ma che rimanevano al riparo delle trincee durante gli assalti a fucilare chi rimaneva paralizzato dal terrore. Ricordo anche di racconti di commilitoni che sparavano agli ufficiali che incitavano a rivoltellate chi aveva paura a combattere.
Lui un ragazzo del 99 dopo lo scatto di questa foto, quando aveva 19 anni, fu ricompensato con il servizio di altri due (credo) anni in Libia, dove c'era la gente che baciava la terra.
Quasi 50 anni dopo gli è stata conferita qualche medaglia ed il titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto, che finché è stato in vita si è sempre rifiutato di riconoscere. Solo dopo la sua morte ritirò l'attestato e le medaglie.

giovedì 1 gennaio 2009