Quel giorno Albert Gitchell, cuoco del campo militare di Funston, nel Kansas, non si sentiva bene. Non era solo stanchezza (sfamare quei giovani soldati, che venivano a farsi le ossa prima di partire per la
Grande Guerra doveva certo essere faticoso), lui si sentiva proprio senza forze, spossato, e aveva un
raffreddore di quelli che ti mettono al tappeto. Così, sperando di rimettersi presto in sesto e di riprendere il lavoro tra i fornelli, si recò all’infermeria. Era l’ 8 marzo 1918: non è certo un bel primato, ma il cuoco militare sarebbe stato la prima vittima della più brutta pandemia che il mondo avrebbe conosciuto, la
Spagnola. Dopo soli quattro giorni di isolamento, Albert moriva.
Nel frattempo in infermeria erano arrivati altri militari del campo, tutti con sintomi di febbre, mal di gola, e mal di testa. Erano centinaia nel giro di qualche giorno, dopo un mese più di un migliaio, con oltre quaranta morti. E il campo di Funston non era l’unico a essere colpito. Arrivavano notizie di altre morti sospette in prigioni e campi militari americani. Ma nonostante la paura per quella che sembrava una
brutta polmonite, la Grande Guerra chiamava ancora e così i soldati più in forma vennero imbarcati alla volta del vecchio continente. Fu con quelle navi che l’influenza viaggiò dall’ America all’ Europa, e quindi alla Spagna.
Qui, la pandemia divenne Lady Spanish (la Spagnola), grazie ai giornali dell’epoca che avevano portato alla ribalta la notizia di un’influenza micidiale, capace di diffondersi con una velocità impressionante, che in poco tempo aveva colpito 8 milioni di persone, in grandemaggioranza giovani di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Una diffusione che non sembrava fermarsi mai: dopo l’Europa l’influenza colpì la Russia, il Nord Africa, l’ India, arrivando fino alla Nuova Zelanda. Militari in guerra, a contatto nelle trincee, si trasmettevano la malattia e di ritorno a casa la portavano anche alle loro famiglie. Ma il peggio doveva ancora venire.
Se infatti nella sua prima fase la Spagnola fu fortemente contagiosa e solo relativamente mortale, dopo una debole tregua estiva, il virus (un sottotipo del ceppo H1N1, lo stesso della suina) era diventato molto più mortale. La grande Guerra, che aveva devastato gli animi e che si portò via circa sedici milioni di persone, fu assai meno spietata di quanto lo fu l’influenza. Nel giro di poco più di un anno la Spagnola uccise almeno quaranta milioni di persone (alcune stime parlano addirittura di 50). Cominciarono ovunque a nascere ospedali tenda, e chi poteva, medici non impegnati con la Guerra e volontari, davano una mano. Il panorama era peggiore di quello del fronte: febbre e vomito, seguiti da sanguinamenti dalla bocca, dalle orecchie o dal naso, pelle che virava al blu, e morte che sopraggiungeva nel giro di un paio di giorni.
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Il giorno della Spagnola - Wired.it