E' di questi giorni la notizia; "Le case dei mafiosi diventano scuole", secomdo cui a breve 230 beni confiscati alla criminalità in tutta Italia verranno assegnati alle scuole per l'avvio di progetti educativi e di formazione professionale.Di questi 120 sono abitazioni, 41 locali, 40 fabbricati e 29 capannoni.
Sicuramente si tratta di una iniziativa che colpisce, ma mi lascia qualche dubbio.
Per poter utilizzare questi edifici come scuole, devono rispondere a dei requisiti normativi e tecnici, abbastanza precisi ed ineludibili (non si può pensare di mettere 25 ragazzi in una stanza di 15 mq, o tenere il numero dei bagni uguale a quello di una abitazione).
Come scrive il Sole 24 ore "la maggior parte dei beni confiscati, ha reso noto il ministro Gelmini, «verrà utilizzata da istituti professionali, soprattutto per quelli di indirizzo alberghiero, ma stiamo studiando anche una possibilità per le scuole medie inferiori. Naturalmente per fare ciò - ha concluso - chiederemo anche la collaborazione degli enti locali»".
Pertanto, come normale, saranno comuni e province ad accollarsi l'onere della trasformazione degli edifici, ed in questi tempi di vacche magre è facile intuire che i lavori segneranno il passo.
Non vorrei che fra un anno i Tg realizzassero dei servizi sull'incuria e lo sfascio degli immobili sequestrati alla mafia, presentandolo come l'ennesimo fallimento della scuola pubblica italiana, ed i suddetti beni vengano svenduti a qualche asta.
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