lunedì 12 settembre 2011
giovedì 8 settembre 2011
sabato 23 luglio 2011
Galileo - Giornale di Scienza | Estinzione dei dinosauri? Colpa del metano
Per spiegare le cause della grandeestinzione di massa che circa 200 milioni di anni fa cancellò la metà delle specie marine esistenti e cambiò radicalmente aspetto agli ecosistemi terrestri, i ricercatori hanno sempre dato la colpa ai vulcani. Le prove sembravano schiaccianti: l’estinzione di fine Triassico coincise con un sostanzioso aumento nella concentrazione di anidride carbonica atmosferica (che salì di ben quattro volte), attribuito alla massiccia attività vulcanica registrata in quegli anni. Al tempo, infatti, la Terra iniziava a perdere i pezzi, il supercontinente chiamato Pangea cominciava cioè a spaccarsi gettando le fondamenta degli odierni continenti. E questo cambio di look, per l’appunto, portava a frequenti e violente eruzioni vulcaniche.
Eppure, in questo scenario c’è qualcosa che non quadra. Questo periodo di intensa attività vulcanica, infatti, è durato per circa 600mila anni, molto di più a lungo dei 20-40 mila anni in cui si consumarono gli eventi di fine Triassico. Ecco perché, un gruppo di ricercatori coordinati da Micha Ruhl della Utrecht University, nei Paesi Bassi, ha proposto un'ipotesi alternativa: a causare l’estinzione di 201,4 milioni di anni fa sarebbe stato il rilascio di grandi quantità di metano nell’atmosfera, conseguente all’innalzamento delle temperature oceaniche. Un evento che, per l’appunto, si consumò in soli 20mila anni, giusto il tempo dell’estinzione. I ricercatori spiegano cosa potrebbe essere successo in un articolo pubblicato su Science.
Ruhl e la sua équipe hanno studiato i resti delle piante depositati sul fondo del Mare di Teti, che al tempo separava i continenti di Laurasia e Gondwana (e che oggi va a formare gli strati sedimentari delle Alpi australiane). Analizzando le concentrazioni dei diversi isotopi di carbonio racchiusi nei resti vegetali, infatti, è possibile risalire alla fonte originale di questo carbonio: anidride carbonica o metano. Ebbene, dalle analisi i ricercatori hanno scoperto che nell’intervallo di tempo corrispondente all’estinzione, la maggior parte del carbonio accumulato nei tessuti vegetali proveniva dal metano. “Un piccolo rilascio di anidride carbonica dai vulcani ha innescato un lieve cambiamento nel clima che ha causato un innalzamento delle temperature sulla Terra e negli oceani - ha spiegato a Wired.com Ruhl - e questo ha portato al rilascio del metano dal fondo dei mari”.
Secondo i ricercatori quindi, il riscaldamento degli oceani ha liberato nell’atmosfera il metano intrappolato nei fondali, il quale, poiché è un potente gas serra, ha provocato un ulteriore innalzamento delle temperature. Da qui avrebbe preso il via una reazione a catena che ha portato la Terra a scaldarsi sempre di più, rendendo le condizioni di vita proibitive.
La teoria di Ruhl, però, non raccoglie consensi unanimi dal mondo della ricerca. Secondo Jessica Whiteside, paleobiologa della Brown University, lo studio ha bisogno di essere ulteriormente verificato per provare che i risultati ottenuti non sono solamente un pattern localizzato alla zona geografica presa in esame. Ma anche se la ricercatrice è scettica sul ruolo del metano nell’estinzione di fineTriassico, crede comunque che il binomio anidride carbonica-metano sia responsabile dei cambiamenti climatici che portarono, tra i 55 e i 35 milioni di anni fa, all’ Eocene.
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martedì 8 marzo 2011
Il giorno della Spagnola
Quel giorno Albert Gitchell, cuoco del campo militare di Funston, nel Kansas, non si sentiva bene. Non era solo stanchezza (sfamare quei giovani soldati, che venivano a farsi le ossa prima di partire per la
Grande Guerra doveva certo essere faticoso), lui si sentiva proprio senza forze, spossato, e aveva un
raffreddore di quelli che ti mettono al tappeto. Così, sperando di rimettersi presto in sesto e di riprendere il lavoro tra i fornelli, si recò all’infermeria. Era l’ 8 marzo 1918: non è certo un bel primato, ma il cuoco militare sarebbe stato la prima vittima della più brutta pandemia che il mondo avrebbe conosciuto, la
Spagnola. Dopo soli quattro giorni di isolamento, Albert moriva.
Nel frattempo in infermeria erano arrivati altri militari del campo, tutti con sintomi di febbre, mal di gola, e mal di testa. Erano centinaia nel giro di qualche giorno, dopo un mese più di un migliaio, con oltre quaranta morti. E il campo di Funston non era l’unico a essere colpito. Arrivavano notizie di altre morti sospette in prigioni e campi militari americani. Ma nonostante la paura per quella che sembrava una
brutta polmonite, la Grande Guerra chiamava ancora e così i soldati più in forma vennero imbarcati alla volta del vecchio continente. Fu con quelle navi che l’influenza viaggiò dall’ America all’ Europa, e quindi alla Spagna.
Qui, la pandemia divenne Lady Spanish (la Spagnola), grazie ai giornali dell’epoca che avevano portato alla ribalta la notizia di un’influenza micidiale, capace di diffondersi con una velocità impressionante, che in poco tempo aveva colpito 8 milioni di persone, in grandemaggioranza giovani di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Una diffusione che non sembrava fermarsi mai: dopo l’Europa l’influenza colpì la Russia, il Nord Africa, l’ India, arrivando fino alla Nuova Zelanda. Militari in guerra, a contatto nelle trincee, si trasmettevano la malattia e di ritorno a casa la portavano anche alle loro famiglie. Ma il peggio doveva ancora venire.
Se infatti nella sua prima fase la Spagnola fu fortemente contagiosa e solo relativamente mortale, dopo una debole tregua estiva, il virus (un sottotipo del ceppo H1N1, lo stesso della suina) era diventato molto più mortale. La grande Guerra, che aveva devastato gli animi e che si portò via circa sedici milioni di persone, fu assai meno spietata di quanto lo fu l’influenza. Nel giro di poco più di un anno la Spagnola uccise almeno quaranta milioni di persone (alcune stime parlano addirittura di 50). Cominciarono ovunque a nascere ospedali tenda, e chi poteva, medici non impegnati con la Guerra e volontari, davano una mano. Il panorama era peggiore di quello del fronte: febbre e vomito, seguiti da sanguinamenti dalla bocca, dalle orecchie o dal naso, pelle che virava al blu, e morte che sopraggiungeva nel giro di un paio di giorni.
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Il giorno della Spagnola - Wired.it
lunedì 7 marzo 2011
Sulla scuola e sul futuro
BarackObama: When we sacrifice our commitment to education, we’re sacrificing our future. We can’t let that happen. Our kids deserve better. Original Tweet: http://twitter.com/BarackObama/status/44791788887748608 Sent via TweetDeck (www.tweetdeck.com)
Batteri nelle meteoriti e bufale sulla carta
NOTIZIE – “The Journal of Cosmology”. Parliamone. Una pubblicazione (peer-review, dicono loro, ma chi revisiona i revisori?) apparentemente senza capo ne coda (segnalo questo interessante post su Wired che rende l’idea di cosa stiamo parlando) che a dispetto del nome pubblica in questo caso un articolo di astrobiologia (e non di cosmologia). Ora, viene da pensare che se realmente la scoperta fosse genuina e certa, un risultato di questa portata sarebbe stato pubblicato in pompa magna su Nature o Science: “scoperti batteri di origine extraterrestre su un meteorite”. Autore Richard Hoover. E invece no, Science e Nature tacciono. Come tanti altri giornali di riferimento per la comunità scientifica internazionale.
Ancora più sospetto, dopo un rapido giro sui vari siti ufficiali di news della NASA (compreso quello di astrobiologia) è l’assenza di un anche uno scarno comunicato stampa sulla scoperta Infatti venerdì la notizia è stata riportata da Fox News, non certo un giornale specializzato in temi scientifici. Molto strano se pensiamo al battage mediatico di un’altra notizia (sempre della NASA, sempre di astrobiologia) lanciata con grande suspance qualche mese fa (e anche quella sostanzialmente rivelatasi una cantonata).
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Oggi Scienza
sabato 5 marzo 2011
Un ascensore per lo spazio
Una ricerca italiana promette nubi sviluppi per l'astronautica o almeno per la scienza delle costruzioni:
Il concetto di un elevatore spaziale per portare in orbita astronauti e materiali è semplice. Immaginate un cavo ancorato alla Terra che si estende nello spazio e sui cui viaggiano degli ascensori. Il cavo rimane teso, se sufficientemente lungo (100 mila km, o anche meno con un contrappeso), grazie alle forze centrifughe imposte dalla rotazione terrestre che tendono a prevalere sull'attrazione gravitazionale, una volta superata l'orbita geostazionaria.
Il problema principale del cavo, però, è che deve essere al contempo super-resistente e molto leggero. Da subito ci siamo appassionati al problema, perché la sua soluzione porterebbe a molte altre applicazioni, per esempio nell'ingegneria civile (per la realizzazione di ponti sospesi ad elevatissima luce, come quello di Messina). Nel caso dell'elevatore spaziale il ruolo del materiale è super-critico. Un cavo di acciaio, per esempio, dovrebbe sopportare una tensione massima - che si manifesterebbe in corrispondenza dell'orbita geostazionaria - circa 400 volte maggiore della sua resistenza, fatto evidentemente impossibile. Ma con il carbonio le cose stanno diversamente e sarebbe sufficiente un cavo di nanotubi con una resistenza anche minore della metà di quella ideale del nanotubo singolo.
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L'ascensore parte per le stelle- LASTAMPA.it
giovedì 3 marzo 2011
La prossima estinzione di massa
L_estinzione di massa prossima ventura | Le Scienze
Lo studio è partito da un seminario del 2009 in cui biologi e paleontologi hanno messo a confronto i tassi di estinzione osservati nelle registrazioni fossili con quelli attuali, colmando i problemi di comparazione grazie alla stima di tutta la gamma dei plausibili tassi di estinzioni di massa dalle registrazioni fossili. Inoltre, sono stati considerati i mammiferi come punto di partenza perché attualmente molto studiati e ben rappresentati nelle registrazioni fossili fino a 65 milioni di anni fa.
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mercoledì 2 marzo 2011
Trasforma il tuo Android in un computer di bordo
AndroidWorld.it» Vecchi Android sempre utili: Computer di Bordo
Performance Tracker: Il performance tracker si occupa di tutte le statistiche legate al percorso, quindi dei km percorsi, la velocità media, velocità massima, del carburante rimanente e così via. Il market da varie possibilità, c’è la completa Garmin Mechanic, la precisa Clockwork Autologger, il semplice e stupefacente Carango e la perfetta aCar (per veri maniaci!).
Navigatore offline: Un computer di bordo non può essere tale senza un ottimo navigatore. Ovviamente la scelta ricadrà su uno offline, più stabile e più economico. Sicuramente avremo già una licenza e nel caso di acquisto di una, sarebbe comunque una spesa ripartita tra due terminali, quindi fattibile, soprattutto di fronte alla spesa di un vero computer di bordo (300€) o di un normale navigatore satellitare (150€). Inoltre sono disponibile anche alcuni gratuiti offline, come AndNav. Noi consigliamo Sygic, CoPilot, Navigon e Ndrive.
Le regole del cricket
Ma come accidenti funziona il cricket? | Sport | Il Post
I giocatori sono undici per squadra. Nella zona di lancio ci sono due uomini della parte che attacca, un battitore e un giocatore in attesa, e due di quella che difende, un lanciatore e un ricevitore. La squadra che difende – ma non quella che attacca – schiera anche gli altri nove giocatori nelle diverse aree del terreno di gioco che circondano la zona di lancio per recuperare le palle colpite dal battitore nel più breve tempo possibile.
Lo svolgimento
Il lanciatore deve lanciare la palla facendo in modo che il battitore della squadra avversaria non sia in grado di ribatterla con la mazza. Rispetto al baseball, però, ci sono alcune differenze: il lanciatore deve mantenere il braccio teso per tutta la fase di lancio, ma ha la possibilità di prendere la rincorsa:
Non è necessario che la palla tocchi per terra (come mostrato nel video), anche se i lanci diretti – full toss – sono più facili da ribattere e perciò rari.
Chi vince
Questa è facile: vince chi fa più punti. I due attaccati conquistano punti – dopo che la palla è stata colpita dal battitore – raggiungendo l’area dove sono posti questi tre paletti verticali, chiamati insieme wicket, che sono collocati alle due estremità della zona di lancio:
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domenica 27 febbraio 2011
La prima a camminare fu Lucy
IL PIEDE con cui l'uomo fece il più grande balzo della sua storia è stato dissepolto dalla polvere dell'altopiano etiopico. Gli antropologi che l'hanno trovato lo definiscono "una molla". La sua forma ad arco, risalente a 3,2 milioni di anni fa, in grado di spingere il corpo in avanti durante la deambulazione, è la più antica fra le prove che i nostri antenati camminavano in posizione eretta. Continua a leggere sul sito di Repubblica...
E Lucy cambia la storia camminò 3 milioni di anni fa - Repubblica.it
martedì 15 febbraio 2011
lunedì 14 febbraio 2011
Energia nucleare
Nucleare, difettosi 34 reattori francesi Gli ambientalisti: “Rischio di catastrofi”
Come è risaputo l'Italia acquisterà dalla Francia la tecnologia per le centrali nucleari di prossima costruzione.
La scuola
Usa: Obama, essenziali tagli ma non si puo' sacrificare futuro - - Libero-News.it
Anche quando si e' costretti a tagliare non bisogna perdere di vista i settori in cui e' vitale continuare ad investire, in primis la scuola. Cosi' Barack Obama...
lunedì 7 febbraio 2011
Guarda che Sole
Guarda che Sole
Una coppia di satelliti osserva il Sole, permettendo nuove conoscenze della nostra stella.
venerdì 4 febbraio 2011
Blogger per Android
Finalmente Google ha rilasciato la app ufficiale per gestire gratuitamente i propri blog dallo smartphone. Consente anche di gestire blog multipli ed inserire foto riprese col telefono.