Trovo spesso link che mi portano al blog Camillo. Alcuni giorni fa esplorandolo ho trovato il seguente articolo:
Il grande Giuseppe Cruciani ha scritto per Rizzoli "Questo ponte s'ha da fare – Lo stretto di Messina e le opere incompiute che bloccano l'Italia", convincente fin dalla prima riga: "Non esiste un motivo valido per dire no al ponte sullo stretto di Messina".
Parla del ponte, ma è un trattato culturale sulle ragioni dell'arretratezza dell'Italia.
Camillo è il blog di Christian Rocca, giornalista de il Foglio. Mi lascia interdetto il "trattato sull'arretratezza culturale dell'Italia", basato al no al ponte di Messina.
Io da modesto geologo, ne so uno che già ormai anni fa, quando studiavo, mi è stato detto chiaramente: LA TETTONICA A PLACCHE, la Calabria e la Sicilia si muovono reciprocamente, ed un ponte non può essere elastico.
Trovo su meteoweb:
Come cambiò lo stretto dopo il devastante sisma del 28 Dicembre 1908 ?
Durante il violento terremoto le coste della Sicilia e della Calabria, improvissamente libere di muoversi, si allontanarono di colpo di 70 centimetri.
Contemporaneamente , grazie a una ricerca condotta dall’istituto geografico militare italiano nel 1909, si scropri che la costa calabrese sprofondò di 55 centimetri rispetto al livello del mare, mentre quella siciliana arrivò a meno 75 centimetri.
Studi successivi evidenziarono come la notevole "Subsidenza", ossia lo sprofondamento del suolo, sia interpretabile per mezzo di una faglia normale o un sistema a doppia faglia che scorre parallelo all’asse dello stretto.
Inoltre la Sigea (Società italiana di geologia ambientale) presentò delle osservazioni sulla valutazione di impatto ambientale del Ponte, fra cui:
L’indagine geologica appare generica soprattutto in quanto non sembra esservi stato messo in evidenza il rapporto tra la situazione rilevabile in superficie e la geodinamica profonda conseguente allo “scontro” di placche tettoniche diverse. Fenomeno invece della massima importanza in quanto ha determinato la presenza in zona di innumerevoli faglie attive i cui effetti influenzano certamente le caratteristiche geomorfologiche e gli aspetti geomeccanici ed idrogeologici dell’intera area d’interesse.
Ovvero La VIA non ha tenuto conto della tettonica a placche e non ha inserito i dati del movimento fra Calabria e Sicilia.
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